Test

PERCHÉ EFFETTUARE IL TEST MINERALOGRAMMA

Minerali, vitamine, aminoacidi, ormoni sono componenti essenziali dell’organismo dell’uomo, che strutturano o regolano processi vitali importanti. Squilibri dietetici, conseguenti ad un’alimentazione monotona o sbagliata, abuso di farmaci, stress, fumo di sigaretta, malattie infettive possono creare carenze di tali sostanze nel nostro organismo e produrre innumerevoli disturbi. Tutte queste sostanze sono di fondamentale importanza per il funzionamento del Sistema Nervoso Centrale e Periferico, del Sistema Endocrino e per tutti i processi metabolici, agendo come catalizzatori di reazioni enzimatiche o componenti strutturali. Tale squilibrio è aggravato dall’inquinamento ambientale e dal costante contatto, attraverso l’aria, l’acqua, il cibo o ambiente di lavoro, di metalli pesanti che, ad azione neurotossica, possono produrre disturbi di natura psichica (ansia, depressione, attacchi di panico), neurocomportamentali in età evolutiva (dislessia, deficit dell’attenzione), malattie immunitarie e tumori.

COME SI FA

Il test si effettua tramite il prelievo di un campione di capelli, che permette di avere uno spaccato significativo dello stato di salute complessivo dell’organismo. I capelli, infatti, attraverso i follicoli piliferi sono in contatto con i liquidi organici e ne depositano le tracce nella propria struttura in modo permanente. Il Test del capello ad alta innovazione tecnologica, individua e analizza i componenti biochimici presenti all’interno delle cellule del bulbo e dello stelo del capello per avere un profilo pressoché completo delle condizioni interne alla cellula e non esterne come accade con i normali test (sangue, urina ecc.)

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Referenze: Spire diagnostica Reggio Emilia

 PERCHÉ EFFETTUARE IL TESTL’alimentazione, associata ad uno stile di vita sano e corretto, è fondamentale per mantenere la salute e l’efficienza fisica ed è alla base della prevenzione e, in parte, della cura di molte malattie. Seguire delle regole nutrizionali corrette ed adeguate è certamente fondamentale, ma per riuscire a pieno nell’intento è importante impostare l’alimentazione in modo specifico alle nostre esigenze. Ogni persona reagisce infatti in maniera diversa all’alimentazione, questa differenza è determinata dalle differenze esistenti nel DNA. Possiamo quindi dire che “siamo quello che mangiamo” e che il nostro benessere dipende dalla interazione tra l’informazione scritta nei nostri geni e la nostra alimentazione. Purtroppo questo viene però spesso dimenticato o tralasciato ed al cibo si attribuisce solo una valenza di apporto calorico, quando in realtà è un modulatore della salute in grado di interagire con i vari processi metabolici e per questo è in grado di aumentare il rischio di malattia oppure di aprirci le porte alla salute. DNA EXPLORER è un test del DNA di nuova generazione finalizzato alla ricerca dell’alimentazione più specifica per la persona. DNA Explorer è mirato all’individuazione di varianti genetiche coinvolte nel metabolismo dei lipidi e dei carboidrati, che consentono di scegliere l’alimentazione in linea con le caratteristiche genetiche e rendere più efficace la dieta per raggiungere e mantenere il peso forma più facilmente

COME SI FA

DNA EXPLORER È un test del DNA di nuova generazione finalizzato alla ricerca dell’alimentazione più specifica per la persona. DNA Explorer è mirato all’individuazione di varianti genetiche coinvolte nel metabolismo dei lipidi e dei carboidrati, che consentono di scegliere l’alimentazione in linea con le caratteristiche genetiche e rendere più efficace la dieta per raggiungere e mantenere il peso forma più facilmente

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LA CELIACHIA
La celiachia, definita anche sprue celiaca o enteropatia da glutine, è un’intolleranza permanente immunomediata, cioè mediata dal sistema immunitario, scatenata dall’ingestione di glutine. In soggetti geneticamente predisposti determina un processo infiammatorio nell’intestino tenue con conseguente malassorbimento e manifestazioni extraintestinali.

COSA E’ IL GLUTINE
Il glutine è un composto proteico dalla struttura complessa, originata dalla condensazione, in presenza di acqua, di prolamine e glutenine. Tali proteine sono presenti nell’endosperma delle cariossidi di vari cereali quali frumento, orzo, segale, avena, farro, spelta, kamut e triticale. Le prolamine sono le responsabili dell’effetto tossico per il celiaco e hanno definizioni differenti a seconda del tipo di cereale. La prolamina del frumento viene denominata gliadina, la prolamina della segale è la secalina, dell’orzo è l’ordeina e dell’avena è l’avenina.

COSA PROVOCA
Durante la digestione intestinale il glutine viene frammentato in peptidi più piccoli che provocano, nei celiaci, reazioni immunitarie sproporzionate. Tali reazioni sono mediate dai linfociti T che riconoscono come estraneo un enzima, la transglutaminasi, che normalmente è coinvolto nel metabolismo delle prolamine. Il sistema immunitario di una persona affetta da celiachia, quindi,
reagisce all’ingestione di glutine danneggiando o distruggendo i villi intestinali, le piccole protuberanze che costituiscono la mucosa intestinale. villi consentono l’assorbimento delle sostanze nutritive che attraverso la parete dell’intestino tenue vengono veicolate nel sangue. Se i villi sono danneggiati si manifestano sintomi da malnutrizione anche se apparentemente il paziente
si alimenta con regolarità.

SINTOMI
Le manifestazioni cliniche legate alla malattia celiaca sono molto varie: alcuni soggetti presentano un quadro classico di malassorbimento con diarrea, perdita di peso e carenze nutritive multiple; altri, invece, riferiscono uno o più sintomi cronici spesso estranei all’apparato digerente. Sono comuni disturbi quali crampi, debolezza muscolare, formicolii, emorragie, gonfiore alle caviglie,
dolori ossei, facilità alle fratture, alterazioni cutanee, afte, disturbi psichici. Molto frequente è l’anemia da carenza di ferro. Esistono anche soggetti che non lamentano sintomi o nei quali i disturbi sono talmente modesti da non richiedere l’intervento del medico: vengono diagnosticati solo perché nell’ambito familiare è presente una persona affetta da celiachia. Non raramente, alla celiachia sono associate malattie quali diabete, artrite reumatoide, epatite cronica attiva, alterazioni della tiroide e dermatite erpetiforme. Oltre alla forma tipica della celiachia, infatti, esistono forme differenti, quali latenti, silenti e atipiche, che non necessariamente sono caratterizzate da sintomi legati al tratto digerente.

COMPONENTE GENETICA DELLA CELIACHIA

Fino ad alcuni anni fa la celiachia era considerata una malattia rara, prevalente in età infantile con le manifestazioni classiche della sindrome da malassorbimento. Tale intolleranza, invece, può comparire, più o meno acutamente, in qualsiasi periodo della vita, anche oltre i 65 anni, talora anche dopo un evento stressante quale una gravidanza, un intervento chirurgico o una infezione
intestinale. La celiachia è una malattia multifattoriale con una forte componente genetica. La suscettibilità alla celiachia è determinata in gran parte da molecole di classe II del complesso maggiore di istocompatibilità, in particolare dagli antigeni HLA-DQ2 e HLA-DQ8. Le
molecole HLA-DQ sono glicoproteine della membrana cellulare codificate dai geni HLA-DQA1 e HLA-DQB1. La peculiarità degli eterodimeri DQ2 (DQA1*05-DQB1*02) e DQ8 (DQA1*03-DQB1*0302) che ne spiega l’associazionecon la celiachia riguarda il legame con peptidi della gliadina, deamidati dalla transglutaminasi tissutale, con successiva formazione di un complesso HLAantigene riconosciuto dai recettori dei linfociti T nella mucosa intestinale. Il 90% dei celiaci è portatore dell’antigene DQ2, mentre nella maggior parte dei celiaci DQ2-negativi riscontriamo la positività per il DQ8. La presenza degli alleli HLA è un indicatore di predisposizione alla malattia celiaca.

DIETA
Occorre confermare quanto sia assolutamente indispensabile seguire una dieta priva di glutine per far sì che il danno intestinale regredisca e che si normalizzino tutti quei valori (dai parametri ossei alle carenze vitaminiche solo per fare due esempi) che creano quei forti squilibri nei soggetti celiaci.
Riportiamo di seguito alcune tipologie di cereali ed alimenti presenti in commercio che sono vietati ai celiaci perché contenenti glutine. Oltre a frumento (grano), segale, orzo, avena, triticale, monococco, sono vietati al celiaco: bulgur (un grano cotto in acqua, frantumato dopo essere stato seccato al sole, molto diffuso in Medio Oriente), cracked grano, cous cous, farro (diffuso sia sotto forma di grani, nei minestroni surgelati, miscelato con legumi secchi per le preparazioni di minestron) oppure sotto forma di farina per la preparazione di paste, dolci ecc.), frick (grano verde egiziano), kamut, greunkern (grano verde greco), spelta, seitan (derivante dalla lavorazione del glutine del frumento).

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COSA SONO LE ALLERGIE

L’allergia è una reazione anormale e specifica dell’organismo che avviene in caso di contatto con sostanze estranee. Può essere vista come un’alterazione della risposta immunitaria in cui una sostanza normalmente innocua (allergene) viene considerata nociva e per questo motivo attaccata dalle difese immunitarie dell’organismo. La categoria di anticorpi che entra in gioco in una risposta allergica prende il nome di immunoglobuline E (IgE). Le IgE reagiscono con l’allergene (alimentare o inalante) formando un complesso specifico antigene-anticorpo. Questo complesso è in grado di scatenare una serie di reazioni a cascata, che coinvolgono altri componenti del sistema immunitario responsabili dell’insorgenza dei sintomi allergici (mediati in particolare dalla produzione di istamina). In genere le reazioni negative sono immediate e con caratteristiche ben definite: sono localizzate in particolare in specifici distretti (cute, vie respiratorie ed apparato digerente).

COME SI FA

Il RAST test (test radio-allergo-assorbente) è un esame del sangue volto alla ricerca di anticorpi diretti verso specifici allergeni (ambientali ed alimentari). In questo modo si valuta la presenza di immunoglobuline E, così da confermare la predisposizione a specifiche reazioni allergiche. I risultati del test esprimono la reale concentrazione delle IgE specifiche. Il risultato del test, tuttavia, dipende dall’effettiva esposizione all’allergene al momento del prelievo: le IgE vengono infatti rilasciate in seguito al contatto con l’allergene che scatena la sintomatologia allergica. Nel caso in cui il soggetto allergico non sia stato esposto all’allergene per un periodo di tempo prolungato, risulterà minore la concentrazione delle IgE specifiche che possono essere rilevate dal test.

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